…non solo la libertà di stampa Anche “Italia a Tavola” partecipa alla giornata del silenzio che coinvolge tutta la stampa libera che si oppone alla proposta di legge sulle intercettazioni. Ci battiamo contro un attentato alla libertà d’informazione e per tutelare il diritto dei cittadini ad essere informati su tutto
Forse qualcuno ci sta ripensando e non vuole rischiare una spaccatura col Paese che va ben oltre l’essere schierati pro o contro il Governo, a destra o a sinistra. L’inqualificabile proposta di legge già approvata al Senato sulle intercettazioni (che introdurrebbe norme che legano le mani agli editori e imbavagliano i giornalisti) potrebbe non vedere la luce in questa forma. Ma se questo avverrà sarà solo perché la Casta avrà paura di sfidare la collera dei cittadini che verrebbero privati del diritto di essere informati sugli episodi di malcostume che vengono commessi. Reati che in ogni Paese occidentale vengono denunciati da una stampa libera, espressione dell’opinione pubblica e non già reggiborsa di chi sta al potere.
È per riaffermare questo principio di libertà, secondo quanto contenuto nella nostra Costituzione e autorevolmente richiamato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che la libera informazione italiana ha deciso per oggi una giornata del silenzio a cui anche “Italia a Tavola” partecipa.
Come quotidiano online, per oggi abbiamo deciso di non procedere con l’aggiornamento del notiziario. È un atto forte che non ci piace svolgere, ma è forse l’unico modo per segnalare il disagio di chi si rende conto che in nome di una giusta battaglia (quella della tutela della Privacy, che già oggi potrebbe essere garantita semplicemente applicando le leggi esistenti), la Casta vuole tutelarsi una sorta di impunità mettendo giornalisti e magistrati nell’impossibilità di svolgere il loro dovere.
Questa proposta di legge è una vera porcheria e poco ci importa che sia votata da una maggioranza di destra o di sinistra. Sotto sotto anche a qualcuno dell’opposizione piacerebbe fosse approvata perché se domani dovesse governare… avrebbe un po’ meno grattacapi in caso di comportamenti poco trasparenti.
Quella che il Governo si ostina a voler fare approvare dal Parlamento è una vera e propria violenza per limitare la libertà di cercare le prove dei reati secondo le procedure di tutti i Paesi civili, legando le mani a organi dello Stato, nel dovere di garantire la legalità e di rendere giustizia e coartando la libertà dei cittadini di accedere alle informazioni necessarie per conoscere e per sapere, dunque per giudicare.
Quelle che abbiamo di fronte sono norme illiberali che hanno il solo scopo di salvaguardare la Casta, terrorizzata dal rischio che i magistrati indaghino, i giornali raccontino, i cittadini prendano coscienza. E le multe altissime agli editori (che per contratto hanno limiti nell’azione di controllo di quello che scrivono i giornalisti) non sono sanzioni, ma inviti espliciti ad espropriare la libertà delle redazioni dei giornali nel decidere ciò che si deve pubblicare.
E si badi bene, in gioco non ci sono solo le inchieste sulla Protezione civile, su Scajola, o altri boiardi di Stato. Se la legge passerà così com’è, per quanto ci riguarda non potremo nemmeno più denunciare azioni di taroccamento o di adulterazione degli alimenti, con immediate ricadute sulla salute dei cittadini.
Di fronte a questo rischio avremo oggi alcuni giornali che usciranno in edicola o sul web incuranti della libertà di stampa e attenti soltanto a non disturbare il grande comunicatore che fra parenti e amici esercita di fatto il controllo su quelle testate. E che non perde occasione di accusare la stampa ogni volta che qualcuno cerca di riscattarsi e di fare il proprio dovere.
Il vero rischio è che, imbavagliando la stampa libera, il Paese sia più povero e la democrazia più a rischio. Senza un’informazione libera non si potrà dare più voce ai cittadini, nemmeno ai bisogni e alle richieste di chi lavora.
a.l.